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PERUGIA 2005 NEWS

Notizie a cura del periodico sportivo 'Perugia 2005' (aut. Trib. di Perugia n. 21/2005 R.P. del 19/09/2005)

 

08/11/2018 - 18:56
L'INTERVISTA INTEGRALE A ROBERTO GORETTI, OSPITE DELLA TRASMISSIONE VIA WEB "PALLONATE"

Il responsabile dell’Area Tecnica del Perugia è stato l’ospite settimanale di “Pallonate”, il social format di Umbria 24, condotto da Daniele Sborzacchi e Mario Mariano, nella circostanza in diretta dalla sede del Perugia Club “Il Perugino”, in pieno centro storico. Molti gli argomenti affrontati, con domande ficcanti o frecciate da tirare, per l’appunto, autentiche pallonate, sparate in modo ironico ed arguto. Ciò che ne è uscito fuori è una chiacchierata informale, come davanti ad un aperitivo tra amici, ma molto interessante.
Roberto, tu hai smentito il luogo comune secondo il quale, dopo sette anni, in un rapporto si va in crisi ed addirittura stai per battere la permanenza di un grande che a Perugia ha vinto molto, un certo Silvano Ramaccioni…
Quest’estate, per la verità, un po’ di crisi ce l’ho avuta perché lo scorso anno è stato veramente molto difficile e duro, con una gestione molto particolare, complicata e complessa. Il giorno dopo Venezia - Perugia, parlando con il Presidente, mi è piaciuta molto la voglia di riazzerare e di riprovare con un nuovo progetto. Ora siamo poco più che allo stadio embrionale ed intravedo, sinceramente, un futuro positivo.
Ma ciò è dovuto al fatto che sono arrivate queste due vittorie consecutive o perché c’è illimitata fiducia in Nesta, che sta godendo della protezione generale della stampa, della società e…anche da parte della tifoseria, in virtù di qualche risultato che sta avvenendo?
Abbiamo visto Nesta allenare tre - quattro settimane lo scorso campionato e mi è piaciuto molto. Ho osservato in lui cose veramente molto interessanti ed evolute. Quest’estate lo abbiamo messo in difficoltà perché abbiamo rifondato un’intera squadra. Certo sapeva che ciò sarebbe avvenuto, ma non è che lo ha condiviso, nel senso che ad un allenatore non può far piacere se partano giocatori come Di Carmine o Magnani. Però ha accettato questo rischio, decidendo per un cambiamento coraggioso e consapevole, considerando che la squadra dell’anno passato, che aveva dato molto, era arrivata, probabilmente, al capolinea. Il mercato è stato fatto con strategie inevitabili, che hanno portato al completamento della rosa molto tardi; il percorso iniziale, per via del calcio mercato e non individuando il trequartista caro a Nesta, è stato sbagliato, principalmente, per colpa mia. Nell’intervallo della partita Cosenza – Perugia si è verificato un cambio di rotta, perché oltre al “terremoto” che c’è stato all’interno degli spogliatoi, dovuto a Nesta che ha alzato, un po’, i decibel, è cambiato il gioco. Nesta ha potuto, di lì in poi, esprimere, pienamente, i suoi concetti con il modulo che lui preferisce; così, piano piano, la sua “richiesta” di cambiamento, non facile da immagazzinare, anche nonostante le prime sconfitte con Salernitana e Verona, è stata recepita dai giocatori. Un’idea di gioco che l’anno scorso non poteva sviluppare perché la squadra che trovava era stata impostata in un certo modo.  Adesso vedo che la rosa deve, indubbiamente, crescere e migliorare, ma, a livello individuale, molti calciatori hanno fatto notevoli progressi.
Cosa sta succedendo a Gabriel?
Non possiamo discutere le qualità del portiere; Gabriel è un ragazzo molto in gamba, riflessivo e puntiglioso, che sta vivendo un momento un po’ così dopo l’errore di Salerno, perché, essendo stato poco abituato agli errori, sente molta responsabilità ed aspettative alle spalle. A lui non tiriamo una “pallonata”, ma un passaggio un po’ forte perché deve sentirsi sereno e non strafare.
Il pubblico di Perugia (in particolare la Curva Nord), che, come tutti i pubblici d’Italia ha dei pro e dei contro, è stato straordinario con Gabriel nella partita giocata contro il Padova, in quanto se lo è, letteralmente, caricato sulle spalle, “aiutandolo”, perfino, a rimettere il pallone dal fondo.
La squadra ha grande fiducia in Gabriel e questo è il più grande aiuto che ci possa essere, l’aiuto del pubblico lo conosciamo, da calciatore ho vissuto quello che ti soffiava alle spalle e quello che, invece, ti soffiava in faccia. Veniamo da una stagione durissima anche da questo punto di vista. Il comunicato della Curva Nord, giratomi dal Presidente, ha ricambiato tutto il mondo. Ho detto al Presidente…quando avremo bisogno, quest’anno ci prendono in braccio.
C’è un altro giocatore, quest’anno, che sta rendendo meno rispetto alle potenzialità?
Io sono uno che non è mai contento, che vede sempre troppe cose che non vanno bene e quando c’è da tirare le orecchie a qualcuno lo fa; ora occorre stare calmi, non sentirsi troppo caricati di responsabilità, le quali vanno, sempre, condivise con i compagni, sia che si è una bandiera del Perugia o che si è arrivati da un giorno. La squadra è giovane rispetto a tante altre e, siccome la piazza, l’atmosfera e la stampa sono un insieme “pesante”, ciò deve essere vissuto, appunto, sì con responsabilità, ma nella giusta maniera.
Per un direttore sportivo è più stimolante avere un budget importante o aguzzare l’ingegno…?
Per me è stimolante avere un budget ed un obiettivo ambizioso. Chi ha il primo budget della categoria può arrivare solo primo, chi ha il decimo e vuole arrivare primo è stimolante e si deve, comunque, inventare o rischiare qualcosa. Se, per esempio, si punta su due giocatori e questi falliscono sei morto.
Negli ultimi anni c’è stata una scelta di mercato che ha deluso?
Io uso la tecnica di Gaucci…. Su dieci giocatori, azzeccarne cinque, cioè il cinquanta per cento, è un ottimo risultato. Con tutti i direttori sportivi che si sono susseguiti ho notato che la strategia era, sempre, la stessa, cioè avere una base di dieci giocatori “certi” dall’anno precedente, prenderne dal mercato trenta e così avere una rosa affidabile di diciotto – venti.
Nella scelta degli allenatori che hai avuto nella tua carriera, a chi si avvicina di più Nesta?
Per alcuni versi Nesta è simile a Camplone, per altri a Bucchi.
E rispetto a quelli prima del tuo avvento? A Galeone?
A Perugia le grandi cose le hanno, sempre, fatte gli allenatori giovani che, all’inizio, erano sconosciuti; Castagner, quando venne, aveva 33 anni, non aveva mai allenato una prima squadra. Egli è stato una guida, non lo conoscevo personalmente, perché, da calciatore del Perugia, non sono mai stato allenato da lui, ma, nella stagione in cui c’era Bucchi come allenatore, è venuto quattro o cinque volte a parlare con me e con Cristian ed ho capito perché, con lui in panchina, il Perugia era avanti.  Quello che vedeva Castagner, a livello di concetti e di visione nel periodo in cui allenava, era evoluto. Principi che, ancora oggi, sono attuali.
Una pallonata per la gestione di quella semifinale di ritorno in casa contro il Benevento?
Gnahoré ha commesso, sicuramente, un’ingenuità tecnica, ma è tutto l’approccio alla partita da parte della squadra che stato sbagliato. A Cristian dico che, davvero, c’è stato un effetto leva in quella stagione, portandoci ai play off, ma è emblematico quello che mi disse giorni dopo, al telefono, il ds. Perinetti…- A Gorè, digli a Bucchi che le guerre si vincono attaccando la mattina, non al tramonto – .
Le quotazioni di Goretti quali sono adesso (in rialzo dopo questi due ultimi successi)?
Abbiamo, sempre, fatto delle scelte molto mirate; ci sono stagioni in cui ci si azzecca di più ed altre meno.  Come dico, altrettanto sempre, prendo più vaffanculi a casa che nel resto d’Italia.
Che etichetta ti senti addosso? Quella di non azzeccare portieri?
Quello che faccio, che è anche il mio modo di vivere, è stare al di fuori della situazione ambientale del momento, non leggo giornali, non sento trasmissioni sulla nostra città. Come diceva mio nonno quando giocavo, i giornali sporcano le dita ed il cervello… Facendo questo mestiere, mi piace leggere quello che succede agli altri allenatori o direttori che stimo, perché, in ogni caso, le situazioni sono sempre le stesse. E questo mi può servire molto di più, consentendomi di ragionare con la testa sgombra da input esterni. Vogliamo tirare una pallonata a Massimo Oddo, contro il quale il Perugia ha, sempre, vissuto pagine di amarezza? Temi la partita di venerdì sera contro il Crotone?
Massimo è un amico, non gliela tiriamo, anche perché stoppava bene il pallone… La partita è molto difficile perché quest’anno il Crotone è una superpotenza economica in serie B, ha una delle migliori rose e gioca un buon calcio. Tornando a lui, per me, è una bestia nera, ma credo sia, più che altro, una casualità. Eravamo messi malissimo, a livello numerico di calciatori, in quel Perugia  - Pescara 0 – 4 (gennaio 2016, ndr)) e c’ha fatto tanto male nella partita di ritorno dei play off, con noi che avevamo due risultati su tre e vincevamo 1-0 fino al 60’. Dovremo essere noi bravi a ottenere punti, soprattutto perché giochiamo in casa e dobbiamo essere bravi a fare queste otto partite, con un occhio a chi sta dietro di noi.
Perché si è alzato il livello di antipatia ed ostilità nei confronti degli ex? Chi ha indossato la maglia del Perugia dovrebbe lasciare un segno nella storia….Perché nomi, anche importanti, partono sbattendo la porta o la società  resta in cattivi rapporti?
C’è una prima fase di verità, perché a Perugia stanno tutti bene e, fondamentalmente, non se ne vorrebbero mai andare, ma è un modo di operare mio. Io non dico loro quello che si vorrebbero sentire dire. La diplomazia non è giusta. Io l’ho vissuta, sulla mia pelle, da calciatore. Un giorno, quando ero al Bologna, Guidolin venne a dirmi…Goro a me non piace come giochi, cercati un’altra squadra…. Lì per lì la presi malissimo, ma, a distanza di anni, ringrazio il mister per il modo diretto che ebbe, senza parlare con questo o con quell’altro per cacciarti.
Con chi è capitato in modo così brusco a Perugia? Con Comotto, con Taddei?
Con Taddei è stata una cosa diversa. A distanza di due o tre mesi le cose cambiano, perché metabolizzano e capiscono.
Roberto Goretti un sette e mezzo te lo meriti anche per la sana autocritica che abbiamo ascoltato. Il concetto che hai espresso è convincente….
E’ difficile lasciarsi con il romanticismo, perché ci sono i soldi di mezzo. È successo con Rosati, con Belmonte e con Del Prete. Nel momento della rottura so cosa si prova, ma è la cosa migliore per non trascinarsi a lungo la questione. Occorre vendere le azioni anche quando sono in perdita, anche perché se si aspetti che risalgano….
Dato che il Perugia “aggiusta” il mercato a gennaio, stai già pensando o lo vedremo al momento opportuno?
Per costruire una rosa giusta e seguire una filosofia di gioco di un allenatore servono almeno due sessioni di mercato, ma tre sarebbero quelle giuste. Una l’abbiamo già fatta, ora inizierà la seconda e mi auguro di avere un progetto anche su chi sarà l’allenatore del Perugia il prossimo anno. Il Presidente ha già parlato con Nesta un paio di volte per allungare il contratto.
Pensi che il progetto relativo allo stadio si realizzerà nei tempi che sono stati definiti ultimamente?
Io non voglio smentire Emanuele (Prisco, ndr), ma se il Perugia è in serie B non riesco a vederla una cosa molto attuabile. Siamo perugini, abbiamo tutti il sogno dello stadio. Esso è stato il simbolo dell’esplosione del nostro calcio…fino ad oggi, che è decadente. La realizzazione dello stadio porterebbe, sicuramente, entusiasmo, capitali e voglia per sognare più in grande.
 
 
Per Perugia2005news Alessio Torzuoli
 

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